L'arte di Mor Talla Seck e l' immigrazione in opere di grande attualità.
arte africana

Mor Talla Seck

Non essendo riuscita a partecipare all’inaugurazione del 23 novembre a causa di un infortunio che mi vedeva bloccata a casa col collarino, ieri mi sono presa la mia rivincita, incontrandomi direttamente con l’artista senegalese, Mor Talla Seck, che accompagnato dalla moglie italiana, Elena, mi ha illustrato le sue opere al caffè artistico letterario di Cesano Boscone, Yo & Me.

Affacciate a una parete, delle particolarissime statuette di cartapesta catturano immediatamente la mia arte africanaattenzione, quasi provocando il mio sguardo attraverso silhouette esili, lunghe, fuggitive.

Nonostante la gravità di sguardi assenti, e una sensazione di impotenza creata da braccia bislunghe e perse nel vuoto, l’impatto con le figure mi risulta paradossalmente colorato e giocoso.

Il contrasto emozionale è molto forte tra i corpi che vedo e quello che rappresentano: il macabro dramma dell’immigrazione. Sono state oltre 3.900 vittime, tra morti e dispersi, che il Mediterraneo quest’anno ha divorato tra le sue onde, infrangendo ogni speranza di una vita migliore, o di semplice fuga da una triste sorte di guerra e povertà assoluta.

Talla, attraverso opere multi-materiale di grande bellezza racconta temi molto attuali quali l’ immigrazione e la lotta alla sopravvivenza, inscenando il Medarte africana multimaterialeiterraneo come un mostro, o un alleato di sorti, che può essere tanto benevolo quanto implacabile, nel risparmiare vite reclamandone altre in cambio.

La mostra è un omaggio a tutti coloro che sono emigrati, a tutti quelli che miracolosamente ce l’hanmor-talla-seck-5no fatta e anche a chi è sbarcato senza figli, fratelli, o senza nessuno, andando avanti senza mai scoraggiarsi, nonostante non ci fosse più una sola motivazione a permetterlo. Quei corpi spezzati, fatti a brandelli, sembravano chiedersi… E ora? Dove mi trovo? Perché sono qui tra questa gente, che è così ostile con me? Per chi, e per cosa vivo, se la mia famiglia non è più qui, al mio fianco?.

Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2016 in Europa sono sbarcate 331.016 persone, di cui solo in Italia 158.974. E mai così tanto migranti sono morti nell’attraversamento del mediterraneo come nel 2016.

Come mai di fronte a questo scenario di morte e a una realtà di immigrazione così confusa, l’unione europea sembra invece attenta a trovare soluzioni per arginare il solo numero degli arrivi via mare?

In un dibattito sociale dominato dalle strumentalizzazioni politiche a fini demagogici ed elettorali, le politiche europee in tema di migrazioni sono praticamente ferme, ed è allarmante con quanta pochezza politica si stia affrontando un tema, quello dei flussi migratori, che oggi divide sempre di più stati e persone. L’incapacità di gestire quest’ “emergenza strutturale” porta inevitabilmente all’innalzamento di muri fisici, o alla costruzione di barriere per aumentare le difficoltà dei migranti negli spostamenti in Europa.

Gli Stati europei insomma sembrano preoccupati di non avere scomodi intralci alle proprie porte d’ingresso. Ci chiediamo dunque se mettere un chiavistello alla libertà, e far vivere i profughi come prigionieri dell’Europa, sia una linea politica. O forse solo l’effetto dell’incapacità di un sistema di accoglienza che fa acqua da più parti, e che ancora non trova rimedio.

Da noi in Italia sbarcano soprattutto persone provenienti da paesi africani. Le provenienze più rappresentate sono: Nigeria (21%), Eritrea (12%), Gambia, Sudan e Costa d’Avorio (7%), Guinea (6%), Somalia, Senegal e Mali (5%).  Ma la relocation, ossia la ripartizione dei migranti fra i paesi europei, procede a ritmi ridicoli, come si nota nell’immagine qui a fianco:

relocationQuesta dimostra che in un anno, sulle 160.000 persone che dovevano essere ridistribuite da Grecia e Italia ad altri paesi europei, solo 5.000 sono state ricollocate, pari a un misero 3%.

Limitare il diritto di asilo, portare le persone a rischiare la vita, e alimentare il traffico illegale di esseri umani forse non è la soluzione ideale, almeno, per chi ancora crede in un’Europa di pace e solidarietà.

Talla intanto celebra chi ha avuto il coraggio di cambiare il proprio destino, e ricorda il dramma invisibile di tutti coloro che ora non hanno niente, e che oggi, volenti o nolenti, sono con noi.

La mostra è un invito a non chiudere mai le porte al prossimo, e a non negare mai la speranza a sorridere… ancora, ancora… e ancora.

arte africana e immigrazione

Opere in cartapesta realizzate con materiali di riciclo

arte africana materica

FONTI

http://www.lenius.it/migranti-2016/