Tessuti africani tinti con tecniche di riserva a cucito

Dopo aver introdotto le principali tinture con tecniche di riserva africane, oggi scopriamo in che cosa si contraddistinguono le tinture con tecniche di riserva a cucito.  Perché questo tema dovrebbe farci apprezzare la nostra ricerca africana sul tessile? Per un mix di fattori: l’amore per la conoscenza, l’interesse per le tradizioni, e come ingrediente speciale aggiungo anche la serendipity. Forse qualcuno di voi avrà già sentito questo termine dal film omonimo. Beh, per me questa resta una della parole più belle della lingua inglese, un neologismo che indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra. Un principio di vita, che va ben oltre le idee di giusto o sbagliato, di cui ho riscontrato personalmente i benefici più di una volta, per esempio nella fortunata successione di incontri epifanici che mi hanno regalato felicissime scoperte mentre mi trovavo in Africa per lavoro. Ma queste magari ve le racconterò un’altra volta. Ora torniamo alla nostra ricerca. Da cosa deriva la tintura con tecniche di riserva a cucito?

In Africa cucire il tessuto significa comprimerlo e renderlo in alcune zone impenetrabile alla tintura – con una imbastitura continua o con punti di sopraggitto – a mano o a macchina con un filo resistente e ben tirato.

Per ridurre i tempi di lavoro, il tessuto da trattare è normalmente ripiegato su se stesso o pieghettato in modo da creare una fantasia simmetrica. Di solito, s’impiegano fili di rafia perché è molto resistente e difficile da spezzare quando si tira, ma anche semplice da tagliare e sfilare una volta ultimata la tintura. L’effetto speciale si vede solo dopo che i punti vengono quindi eliminati con un taglio netto, e a tessuto allargato, che evidenzia il disegno in negativo. Sulla riva del fiume Senegal (quella che percorre la costa della Mauritania), Saint Louis è nota per la realizzazione di opere complesse realizzate con questa tecnica. La tradizione per i tessuti di Saint Louis imponeva cuciture sempre di cotone, talmente raffinate da poter essere assimilate ai ricami. Per sfilare i punti dai tessuti di Saint Louis si impiegavano lame di rasoio (importate dai soldati senegalesi in servizio durante la Prima Guerra mondiale) e l’operazione richiedeva una particolare cura, maggiore di quella che si rendeva necessaria per disfare le fibre di rafia. Il tessuto che ne risultava era un finissimo mosaico di incomparabile bellezza e complessità, non paragonabile minimamente ai modelli contemporanei inTessuto africano dogon, tintura indaco con tecnica di riserva a cucito, Mali.dustriali.

I ricami possono variare da semplici punte di freccia a motivi più elaborati. Per esempio questo tessuto femminile di fattura dogon, sulla destra, realizzato con tecnica di riserva a cucito, presenta un ricamo che è la frase di una canzone. Tintura in indaco con tecnica di riserva a cucito, tessuto africano originario del Mali.

 

Curiosità: chi sono i Dogon?

I Dogon sono un gruppo etnico che vive nell’altopiano centrale del Mali, a sud del Niger nella regione di Mopti. I numeri della popolazione oscillano tra i 400.000 e gli 800.000. I Dogon, meglio noti per le tradizioni religiose, le danze in maschera, le sculture in legno e l’architettura, rappresentano oggi una tra le principali attrazioni turistiche del Mali.

Questo è un tessuto speciale, non solo per la tinta naturale, ma anche per il motivo sempre attuale, senza tempo. E allora facciamolo incontrare ai vostri occhi con una selezione di foto:

gonna africana indaco in cotone, tessuto dogon, decorato tecnica di riserva a cucito, Mali.

gonna africana indaco in cotone, Mali.

Tessuto africano dogon cotone, Mali.

Tessuto africano dogon cotone, Mali.

tessuto africano dogon in cotone, bianco e nero, Mali

tessuto africano dogon in cotone, bianco e nero, Mali

L’espressione yoruba (grandi maestri nel processo di tintura con l’indaco) per le impunture che creano zone di riserva a cucito è nota come Adire Alabere, tecnica che oggi viene applicata alla tintura in indaco di tessuti in cotone. Gli yoruba vantano molte fantasie Adire Alabere, di richiamo al platano, al cacao, a segni tribali e impronte animali.

tessuto yoruba Mali.

tessuto yoruba del Mali.

A destra, la foto di un drappo femminile. Sulle strisce di tessuto industriale sono state delimitate zone di riserva con fili di rafia, poi si è passati alla tintura e al taglio delle impunture. Le strisce sono state quindi cucite insieme lungo le cimose, per dare l’impressione di una stoffa tessuta a strisce, molto più rinomata e costosa.

Vi ricordate il sistema grafico adinkra utilizzato in contesti di potere e prestigio da parte del Asante e altri popoli Akan del Ghana? Bene, anche i panni ukara (vedi foto qui sotto) hanno una speciale simbologia nella creazione di collegamenti tra il mondo verbale e quello visivo.

tessuto UKARA, Leopard Society, Cross river, Nigeria sudorientale.

tessuto UKARA decorato con tecnica di riserva a cucito, Leopard Society, Cross river, Nigeria sudorientale.

L’alfabeto ideografico nigeriano nsibidi, originario dei popoli Ejagham, oggi esteso anche ai loro vicini, gli Igbo e Ibibio, codifica una conoscenza segreta che un tempo era

panno UKARA, ideogrammi e grafismi nsibidi

panno UKARA, con ideogrammi Nsibidi. I disegni vengono quindi ricamati con rafia su panno bianco, e poi tinti con indaco.

privilegio esclusivo della Società Leopard, e inaccessibile ad estranei. I membri di questa società segreta, commissionavano i lavori con incorporati particolari segni nsibidi sui panni Ukara blu e bianchi che uomini di alto rango dovevano poi esibire in occasione di cerimonie. I disegni altro non sono che simboli di potere: il pitone, il coccodrillo o il pelo maculato del leopardo combinati a più criptici segni nsibidi lineari raffigurano episodi del vissuto umano, dal matrimonio al divorzio, dal disaccordo all’asservimento, dalla malattia al successo commerciale. Nell’insieme, i motivi rammentano il controllo che gli uomini esercitano intorno a temi sociali, economici e politici, anche se il significato preciso di questo tessuto particolare potrebbe essere nota solo al suo creatore, o agli eletti dei più alti ranghi della società Leopard.

victor ekpuk_Nsibidi art

Victor Ekpuk, arte visiva di derivazione Nsibidi.

Esistono migliaia di ideogrammi Nsibidi, un sistema precoce e diffuso in tutta la Nigeria sudorientale per trasmettere la conoscenza e per registrare giudizi legali. L’alfabeto, resuscitato negli ultimi tempi, è ora disponibile in computer grafica, insieme a nuovi simboli incorporati per l’uso contemporaneo. L’alfabeto ideografico è stato anche oggetto d’ispirazione artistica: un esempio sono le opere meravigliose di Victor Ekpuk. Qui un articolo per chi desiderasse approfondire lo stile questo artista africano emergente.

Grazie per il tempo che avete dedicato all’articolo, e alla prossima! Credo che non ci sia niente di più elettrizzante che la gioia di una scoperta: le arti, i riti, le tradizioni artigianali africane ci aiutano a comprendere il valore della vita e dello scibile umano, partendo dei saperi antichi e dal passato, inteso come fonte di conoscenza collettiva.

Fonti on line:

https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Dogon

https://africa.si.edu/exhibits/inscribing/power.html

http://toghal.com/2014/07/behind-the-scenes-ukara-cloth/#!prettyPhoto

Altre fonti:

Tessuti africani. Colore e creatività attraverso un continente. J. Gillow.