Tecniche di tintura a riserva del tessuto: l'impatto e l'influenza Tie-Dye

Se finora abbiamo approfondito diversi tipi di stoffe, potrebbe essere giunto il momento di entrare un po’ più nel vivo anche delle tecniche di lavorazione tipicamente africane, per scoprire ricchezze ancora invisibili ai nostri occhi.

tinture con tecniche di riserva

tinture tie & dye

Le tecniche di tintura a riserva del tessuto, comunemente note come Tie-Dye, sono state utilizzate per secoli, ovunque nel mondo, come metodo di tintura parziale applicato a tessuti e filati. La scoperta del potenziale artistico delle tecniche di tintura a riserva, deriva da errori casuali compiuti in passato nella tintura dei tessuti, per macchie di grasso o di cera che impedivano il passaggio del colore o per lacci legati troppo stretti che lasciavano delle righe non tinte sul filato. La tintura a riserva si ottiene creando zone di riserva al colore (che non verranno tinte), cioè impermeabilizzando parte della superficie da tingere in modo che il colore della tintura non possa penetrare, grazie all’applicazione di sostanze come cere o paste su un lato del tessuto, oppure legando o cucendo insieme delle parti. Quindi se la parte preservata (che si definisce riservata) mantiene il colore originale, quella esposta alla tintura assume il colore in incredibili disegni e variazioni. Successive applicazioni di colori differenti possono produrre ulteriori effetti, di più alta complessità e raffinatezza. Tuttavia ci sono delle sottili differenze rispetto al tipo di legatura e impermeabilizzazione sulla tintura dei filati di ordito o trama, e su stoffa.

Le tecniche tie-dye, storicamente note e sviluppate nei territori abitati dagli Hausa dell’Africa Occidentale, vedono come fantasia di base un cerchio bianco contenente un punto blu su sfondo blu.  La tecnica più semplice prevede l’impugnatura di una sezione ridotta di stoffa per ottenere un piccolo pennacchio, successivamente riempito con supporti che facciano massa (semi, granaglie, trucioli di legno), e infine legato a formare un fagotto. In Ghana ricordo l’impiego delle mollette, valida alternativa a nodi e fagotti.

tecniche di tintura indaco

tecniche di tintura indaco, kano, Nigeria

Il tie-dye delle origini, ha influenzato fortemente l’abbigliamento tradizionale africano, per diventarne parte integrante, e oggi l’indaco resta la tintura di gran lunga più usata nell’Africa occidentale.

L’associazione magari non è proprio spontanea, eppure se ci pensate questa tecnica è stata una grande fonte d’ispirazione per la moda hippie, che trae dal tie-dye lo stile di molti capi: la corrente, universalmente riconosciuta e ancora fortemente attuale (nelle sue varianti hippie-chic o boho), ha un soul africano.

Oggi, in Africa occidentale si producono tessuti più attuali, di cotone, damasco e fibre sintetiche, tinti con la tecnica del tie-dye utilizzando sostanze sintetiche, allo scopo di ampliare la tavolozza dei colori più chiari, ottenuti con tecniche naturali di tintura a riserva. Ad arricchire la gamma, raffinando ulteriormente il tie-dye, la disponibilità di stoffe più leggere che consentono di spaziare su un’incredibile varietà creativa di plissettature e pieghe rispetto a quella consentita dai più spessi tessuti manuali.

Abbiamo visto il Tie-Dye, ma proviamo a fare un po’ di chiarezza anche su altre tecniche di tintura a riserva africane.

shibori

Tinture shibori

Lo shibori, a differenza del tie-dye o del batik è più complicato. Lo shibori è una tecnica di lavorazione finalizzata a creare una fantasia astratta con bordi sfumati, legando o manipolando il tessuto, per poi immergerlo in un bagno di tintura. Attraverso l’imbastitura del tessuto si può ottenere un impatto davvero straordinario, sia per il colore che per tridimensionalità degli effetti. Idealmente si applica su qualsiasi tessuto, ma tra tutti gli effetti possibili, potendo scegliere, quello su seta è davvero sublime.

ll batik è una tecnica che prevede una tintura a riserva eseguita in più passaggi, isolando le parti riservate con la cera fino ad ottenere il motivo voluto. Il materiale su cui si esegue tradizionalmente il batik è una stoffa leggera, generalmente tessuta con filato sottile e regolare, che permetta una precisa realizzazione del disegno. Le fibre che compongono il tessuto devono accogliere bene i coloranti, e le migliori restano quelle naturali, tra cui seta, cotone, lino. Il materiale comunemente usato per la copertura delle zone che non si vogliono tinte è la cera, per velocità di asciugatura, facilità di applicazione e rimozione. Paraffina, cera d’api, cere sintetiche, resine, vengono spesso miscelate con una piccola aggiunta di grasso o olio di cocco per evitarne la rottura. Dopo la preparazione del disegno si applica la cera sciolta sulle parti che non si vogliono colorare e una volta asciugata si procede alla tintura immergendo il lavoro in una vasca che contiene il bagno. Segue il risciacquo e l’asciugatura. Poi la cera viene eliminata con il calore, mettendo il tessuto tra strati di carta (giornali) e passando un ferro caldo per sciogliere la cera che viene assorbita dalla carta. Per ottenere batik policromi si ripete il procedimento per ogni tinta con una nuova applicazione di cera e un nuovo bagno di colore.

In Africa oltre alla cera vengono utilizzati altri materiali impermeabilizzanti quali l’argilla, l’amido e la pasta vegetale di cassava. Di solito i batik, specialmente quelli del Kenya, raffigurano scene quotidiane (di mercato, di caccia o di pastorizia), e i colori richiamano alla terra e alla natura (nero, il marrone, il verde scuro o il giallo).

adire nigeriaCi sono esempi di tessuti batik in molte parti dell’Africa, ma il territorio con le abilità più sviluppate è la Nigeria, con i noti panni adire degli Yoruba. Gli Yoruba dell’Africa occidentale utilizzano la pasta di manioca (o cassava) come parte riservata, mentre la gente del Senegal preferisce la pasta di riso. L’applicazione della pasta segue poi due procedimenti diversi, a seconda che gli artefici siano donne o uomini.

Le donne tracciano a mano libera disegni tradizionali con una piuma, un bastone sottile, un pezzo di osso fine o un pettine in legno. Gli uomini creano invece i motivi con uno stencil flessibile di metallo sottile o di legno. In questo modo i modelli da ripetere sono riproducibili in modo più esatto e preciso.

batik africani

Il pattern della stoffa di solito appartiene a una tradizione familiare, tramandata di madre in figlia. Il tessuto è di solito diviso in quadrati o rettangoli e i disegni rappresentano strumenti d’ uso quotidiano, attività o immagini tradizionali relative alla propria cultura o storia tribale. Il tessuto generalmente impiegato per produrre moda locale è il cotone; più pregiati sono i capi creati utilizzando la seta naturale.

A questo link vi segnalo un fantastico tutorial utile ad approfondire il modo in cui i batik vengono oggi realizzati dalle donne dello Zimbabwe.

http://tashanda-africa.blogspot.it/2009/05/how-to-make-sadza-batik-tutorial.html

Qui un video tutorial per scoprire il metodo di lavorazione del batik in tanzania:

 

La prossima puntata sarà un viaggio incredibile alla scoperta delle principali tinture con tecniche di riserva a cucito. Non mancheremo in seguito di approfondire la tecnica Ikat Youruba e baulè. E poi, molte altre chicche su preziosissime tecniche di lavorazione di cui qui si ignora ancora l’esistenza. Grazie intanto per il tempo che avete dedicato alla lettura, siete sempre di più a seguire il blog! Noi  apprezziamo il vostro riconoscimento di fiducia e continueremo a regalarvi contenuti inediti. Grazie per ogni commento, per noi la vostra opinione conta.

Fonti:

http://www.batikguild.org.uk/historyafrica.asp – https://en.wikipedia.org/wiki/Tie-dye – https://it.wikipedia.org/wiki/Tintura_a_riserva