Moda Africana: importante driver di sviluppo per il nord e per il sud del mondo. - AebonikA

Tessuti wax comprati in Senegal

È una realtà ormai, conclamata da tante riviste internazionali e ripetuta nella stampa di settore e non: la moda africana conquista sempre di più il panorama del fashion internazionale.

I tanti tessuti, di cui abbiamo anche già parlato ampiamente, hanno storie, codici linguistici e trame che provengono da vari paesi di tale continente ma hanno in comune un elemento importante: una forte tradizione culturale che il mondo dei nuovi designer cerca in tutti i modi di recuperare e riadattare ai nuovi trend.

Giovani stilisti africani e non si stanno sperimentando nel melting di tessuti tradizionali e contemporanei materiali innovativi, come Ikiré Jones, una giovane società di design socialmente consapevole che sposa l’estetica dell’Africa occidentale con influenze artistiche provenienti da varie culture di tutto il mondo.

Ma soprattutto la moda africana, intendendo sia quella di ispirazione che nasce in Europa che quella originale del West Africa, è un importante mezzo per aiutare lo sviluppo e indirizzare le creatività emergenti a disposizione di tutti, perché la moda è arte e va condivisa con chiunque possa apprezzarne il suo valore.

Soprattutto perché dietro i colori, le forme geometriche dei tessuti, le tecniche di lavorazione vi è una grande energia e cura di uomini e donne che da generazioni si tramandano tali segreti ma che anche vogliono affacciarsi alla contemporaneità e alla sperimentazione.

Innovazione, legata alla moda africana vuol dire dunque varie cose:

  • un veicolo di generazione di reddito per coloro che vivono ai margini della società;
  • catena del valore del tessile che possa diventare in grado di supportare un processo di cambiamento e di empowerment per le persone;
  • può far superare la questione di genere.

A questo proposito, è vero che in Africa la moda è stata spesso appannaggio maschile ma, per esempio, in Burkina Faso, con Thomas Sankara, nuove policies focalizzate sullo sviluppo sociale e la parità di genere, introducono nuovi strumenti di tessitura (come il telaio verticale) che libera le donne, permettendo loro di tessere e di avere una quota di partecipazione in attività generatrici di reddito in precedenza riservate solo agli uomini. E’ successo negli anni ’80: uno strumento tradizionale di predominio maschile viene trasformato in un veicolo di empowerment femminile. Sankara non ha semplicemente voluto preservare una tradizione (spingendo per usare metodi tradizionali nella lavorazione dei tessuti): ha anche permesso di prosperare in un modo nuovo, aprendo il mercato del lavoro sartoriale anche alle donne.

Tornando al mio recente viaggio in Senegal, ho avuto l’occasione di toccare con mano cosa significa moda nell’Africa nera. Nel cuore del Senegal centrale, un sarto del villaggio di Beud mi ha raccontato a parole e a fatti, cioè mostrandomi il suo laboratorio, tutta la passione che mette nel suo lavoro, circondato dai colori caldi del pagne, dai luccichii delle perline e anche dal denim che pur in una zona così remota sta facendo da padrone nel mix sperimentale di nuovi abiti e accessori.

Armate di carta e penna, io e alcune compagne di viaggio ci siamo “coordinate” con lui ed abbiamo prodotto fantastici capi.

Di seguito qualche foto da quella bella esperienza…

moda africana

(Fonti: http://www.africaemediterraneo.it/it/innovation-in-african-textiles-a-move-away-from-ethnic-characterisations-2/ )