Il MoMA di NY si butta a capofitto nella moda. E l'Afro Fashion si fa avanti anche qui (diario di viaggio) - AebonikA

buy estrace cream uk Mi sono bastati 6 giorni per capire che New York è MAGNIFICA. Ma nel senso latino del termine, dall’aggettivo magnificus.

go here A parte la vastità.

E’ pomposa, grandiosa, sublime, a tratti splendida. Ma anche superba, arrogante, devastante. Quasi sempre.

Tuttavia, racchiude un mondo che è difficile da raccontare in poche righe. Oserei anzi dire che contiene IL MONDO, quello moderno di sicuro. Ovunque ti giri trovi quel melting culturale che qui, in Italia, ancora fatica ad emergere e a prendere piede ed imporsi come normalità. C’è qualcuno, purtroppo, che si ostina a parlare di razze, anche lì negli States; ma a New York c’è solo vita, tanta e moltiplice vita umana che scorre, si mescola e fluidamente si trasforma.

E crea cose fantastiche. Come il MoMa – Museum of Modern Art – dove ho assistito ad una prima, piccola, ma importante rivoluzione culturale: dopo 70 anni di disinteresse verso il settore, il MoMa si è tuffato a capofitto nella moda, o almeno in qualcosa del genere. E gli ha dedicato tutto l’ultimo piano del suo infinito edificio. Annoverandola così, più o meno formalmente, tra le “arti moderne”.

La mostra, semi-permanente, si intitola “Items: Is Fashion Modern?”. Ricordando le parole di Roberta Smith, giornalista del NY Times, “è un intenso gioco di catch-up e solo la seconda mostra nella storia contemporanea dedicata al design dell’abbigliamento.”

Rimango piacevolmente sorpresa quando vedo attorno a me pannelli con aggettivi che richiamano quella PRO-FUSIONE culturale che noi con Aebonika abbiamo sempre cercato di trasmettere in vari modi (non per altro, abbiamo chiamato così la nostra prima collezione estiva…).

Prosegue infatti la giornalista: “Profuse è un termine utile tramite cui affrontare questo sforzo ambizioso e di alto profilo. Organizzata da Paola Antonelli, senior curator del dipartimento di architettura e design moderni, e Michelle Millar Fisher, assistente curatoriale, la mostra ha coinvolto anni di ricerche e viaggi ed è tanto antropologica quanto estetica.”

L’Africa, in quanto culla della civiltà e, come abbiamo più volte affermato, dell’arte, dei colori, dei tessuti e del design, trova un suo amplissimo spazio. Subito rapita e quasi in preda a un classico attacco da sindrome di Stendhal (per me quando si parla di moda si parla comunque di arte e creatività umana, mi sento felicemente persa) faccio foto e leggo racconti, viaggio nel tempo e nel mondo. Tutto in non più di 500 mq.

Rimango un bel po’ ad ammirare un interessante ensemble di Araba Stephens Akompi, noto come Stylista e di Loza Maléombho, dal West Africa. Abiti creati per Vlisco, la famosa azienda olandese di tessuti che ora collabora con alcuni dei più importanti fashion designer emergenti africani.

Al di là delle polemiche che possono nascere attorno alla storia del WAX africano e di Vlisco, sento che si sta affacciando una nuova era: la Pro-Fusion da noi tanto ricercata non è solo una nostra idea, ma una realtà. Vedere tali abiti esposti come vere e proprie installazioni artistiche mi fa capire che la nostra era una sensazione più che giusta: la moda africana è artigianato artistico e come tale va comunicata, protetta e PROFUSA, diffusa. Tale spazio al MoMa di NY ne è un classico esempio.

Qui di seguito alcune foto illuminanti, tra cui anche quelle che raccontano la storia dei tessuti che mai smetteremo di promuovere e diffondere, simbolo di un’epoca moderna che ritroviamo in tutta la nostra cultura contemporanea.

E se lo dicono a New York… 😉

FONTI: https://www.nytimes.com/2017/10/05/arts/design/moma-items-is-fashion-modern-review.html