27 dicembre 2016 - 5 gennaio 2017: Dal Senegal, con amore. I parte - AebonikA

Writer dal Senegal e dalla Spagna abbelliscono i muri di un centro culturale e sportivo a Dakar

Grazie ad Andem in Senegal (progetto di turismo sociale dell’Associazione Sunugal) ho conosciuto, sperimentato e condiviso emozioni forti in un paese che guarda al futuro, ad uno sviluppo a tratti alternativo e con grande vitalità e slancio artistico.

Un bell’assaggio della terra della teranga (ospitalità).

Sorrisi, mani cordiali, i colori caldi e accesi delle stoffe e dei prodotti dei mercati ci accompagnano in questo breve viaggio ma intenso. Mi ha colpito profondamente, nell’anima e nel corpo.

Memorie del passato che affiorano, già vissute ma tralasciate chissà dove.

Non ricordavo più gli odori “appesantiti” dal sole rovente anche se invernale, sub tropicale. Mi ero scordata che la gente, in quasi tutto il mondo, può, deve o vuole vivere per strada. Ognuno ha il suo spazio sì, ma occupa il suo percorso in modo rilassato, mani che si sfiorano delicatamente, nessuno lamenta il fatto di sentirsi “ingiustamente” toccato.

Si è tanti per strada, è impossibile mantenere la famosa “distanza di sicurezza” che caratterizza noi occidentali. Mi riadatto a una sensazione che avevo già vissuto nei miei anni di lavoro in altri paesi del Sud del mondo: il non sentirmi un individuo a sé stante, ma elemento indispensabile di un tutto non ben definito.

Tante etnie (preponderante quella wolof), e noi 5, o meglio, 6 toubab. Siamo bianchi o “sbianchizzati”. “De-blanché”, termine usato, come mi raccontava un ragazzo della citée – Dakar, per identificare gli africani che ormai hanno adottato uno stile di vita europeo vivendo nel Nord del mondo da tanti anni: noi, sì, siamo occidentali nei modi, siamo delicati, siamo soldi che camminano, siamo “ricchi”, sì. Ma siamo anche curiosi, aperti a vivere nuove esperienze e cerchiamo di non farci troppo influenzare dai pregiudizi. Accettiamo il compromesso di farci assalire dai venditori per scambiare due parole sulla vita di chi ha altri standard, non necessariamente peggiori, ma sicuramente ha un’idea del confort che non corrisponde sempre a quella nostra, classica. Il relax in Senegal è sdraiarsi sul tappeto in terrazza o nel cortiletto interno delle case comunitarie, appoggiato sulla tiepida terra rossa e sabbiosa, prima di mangiare un gustoso Yassa poulet o Mafé con carne di pecora/capra. Tutti rigorosamente insieme, condividendo lo stesso piattone e assaporando le varie pietanze, guardandosi negli occhi. La privacy ce la dimentichiamo, per ora.

Arriviamo a Dakar, il primo giorno di viaggio visitiamo una costruzione grandiosa: il Monumento al Rinascimento africano, un’imponentissima colata di bronzo che ritrae una famiglia.Tre elementi, donna, uomo e bambino sulle spalle di quest’ultimo, che guardano al futuro. Quasi 50 metri questa statuaria realizzazione progettata dall’architetto senegalese Pierre Goudiaby Atepa, da un’idea del presidente Wade. Esteticamente non bellissima, questa composizione ha però un alto valore simbolico: il braccio del bambino indica l’Oceano Atlantico e la voglia di proiettarsi verso nuovi mondi, in modo indipendente e non obbligato, come all’epoca della colonizzazione e della schiavitù. Ci fanno vedere alcune sale, all’interno dell’opera: qui si sono riuniti diversi personaggi politici africani. Mi colpisce il design curatissimo degli arredi, che contrasta un po’ con la patina di polvere desertica portata dal vento in ogni luogo intorno a noi. È il primo dei tanti contrasti che incontrerò…

Anche qui (come succederà in seguito) conosciamo personaggi compatrioti alquanto “curiosi”… Tanti sono gli italiani in Senegal, tanti diciamo hanno trovato in questo paese un Eldorado: una vita semplice ma dignitosa, cuori aperti ed emozioni vibranti, scaturite forse da tanta arte (visuale – musicale – tessile) che ci circonda…

TO BE CONTINUED

Gruppo Andem dic 2016

 

 

Cibo e relax insieme

Rinascimento africano, Dakar

Au marché